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Somatotropina bovina e latte: è un pericolo ? (31.10.2014)

Allarme dopo il sequestro di bestiame e farmaci in numerosi allevamenti bovini italiani a causa dei temuti effetti sulla salute umana del latte e altri prodotti caseari provenienti da animali trattati con la Somatotropina Bovina ricombinante (rBST ) utilizzata per aumentare la produzione di latte.

MuccaAl momento gli Stati Uniti sono l'unica nazione che permette agli esseri umani di bere latte da mucche che hanno assunto l'ormone della crescita artificiale, sebbene l'opinione pubblica ha costretto molte aziende a rendere i loro prodotti privi di rBST. L'uso è invece stato bandito in Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e tutti i paesi dell'Unione Europea.

Ma come stanno effettivamente le cose ? Il latte proveniente da mucche trattate con rBST è in grado di aumentare il rischio di patologie nell’uomo ?

Le preoccupazioni riguardano un aspetto principale:

l’aumento notevole della formazione di IGF-1 (insuline growth factor), la cui concentrazione nel latte è fortemente incrementata rispetto agli animali non trattati. Le IGF-1 resistono ai trattamenti termici e alla pastorizzazione, arrivando così in maggior copia nel tratto gastro-intestinale delle persone che consumano latte derivato da mucche trattate. Le IGF-1 bovine sono identiche alle IGF-1 umane e nel lume dell ’epitelio intestinale sono localizzati recettori specifici per tali fattori che, una volta ingeriti con il latte, superano i processi digestivi e vengono assorbiti rendendosi quindi biodisponibili in forma immodificata. Altri dati invece dimostrerebbero invece che le IGF-1 sono degradate oppure assorbite a livelli molto bassi e comunque fisiologici. Sono numerosi gli studi che attestano l ’interferenza delle IGF-1 nelle funzioni endocrine e che associano lo sviluppo di forme tumorali ad un innalzamento dei livelli di IGF-1.

Quindi una correlazione tra IGF-1 e alcuni tumori (mammella, colon, prostata), correlazione che non è sinonimo di rapporto causa-effetto.

La sicurezza per la salute dell’uomo è quindi tutta da dimostrare.

Ancora morte per funghi raccolti (21.10.2014)

Un morto per avere mangiato Amanita Phalloides scambiata per prataiolo. E' accaduto a Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza. La vittima è un uomo di 43 anni. Ci sarebbe una donna in gravi condizioni e altri due pazienti intossicati.

Lo scambio prataiolo-Amanita è, purtroppo, un classico di chi, cercando funghi, non si accontenta dei soli porcini, difficilmente scambiabili con specie mortali, ma raccoglie quello che trova. Paradossalmente è un incidente cui sono esposti i così detti cercatori esperti mentre i così detti principianti limitano la raccolta ai soli porcini.

Ancora una volta la prima delle regole d'oro da applicare quando si raccolgono funghi è stata disattesa: far esaminare i funghi raccolti da un micologo, prima di consumarli. 

In mancanza di notizie sanitarie dirette, ipotizziamo un danno epatico fulminante che non ha lasciato il tempo al trapianto di fegato, unica via di salvezza quando le tossine dell'Amanita distruggono la maggior parte dell'organo.

Approfondisci l'argomento sulla nostra pagina dedicata


Vapori di acido solforico uccidono 3 operai (22.9.2014)

Tre operai morti e uno intossicato  in modo grave in un incidente in una fabbrica di Adria, in provincia di Rovigo, specializzata nel trattamento di rifiuti industriali. Le vittime sarebbero state esposte a vapori di acido solforico.

Si tratta di vapori caustici che provocano lesioni acute sulle mucose e sulla cute. La mucosa oculare e quella delle vie respiratorie sono le più facilmente esposte in caso di permanenza senza adeguati dispositivi di protezione individuale. 

In caso di morte rapida, come sembrerebbe il caso in questione, si tratta di insufficienza respiratoria acuta, arresto respiratorio e successivo arresto cardiaco da mancanza di ossigeno. 


Informazioni tossicologiche non attendibili in rete !!

Digitando "avvelenamento" in un motore di ricerca si ottengono molte pagine tra cui molti siti "sanitari" che erogano informazioni su cosa fare in caso di avvelenamento

Alcuni di questi consigli presenti in rete sono sbagliati 

e fonte di pericolo se applicati

Controlla cosa fare e non fare in caso di sospetto avvelenamento sulla nostra pagina dedicata

Se non è possibile controllare la fonte delle informazioni (la competenza in Tossicologia Clinica è specifica e non è un bagaglio culturale di base del medico) diffidare dai consigli e consultare un Centro Antiveleni (ad esempio: Policlinico Gemelli: 06 3054343 oppure info@tox.it)


Monossido di carbonio nelle bombole per immersioni (22.8.2014)

Quantità imprecisate di monossido di carbonio sarebbero state rilevate nelle bombole utilizzate dai tre sub deceduti il 10 agosto alle isole Formiche di Grosseto.  Imprecisati livelli di carbossiemoglobina sarebbero stati rilevati nel sangue dei tre subacquei.Schermata_2014-08-22_alle_16.57.00

Questo dato apre l’ipotesi che la morte dei tre subacquei sia dovuto ad intossicazione letale da monossido di carbonio.

Il monossido di carbonio è un gas incolore, inodore e insapore che si produce nella combustione di derivati del petrolio di vario tipo (carburanti, materie plastiche), del carbone e nelle sigarette. E’ un ben noto gas killer tristemente conosciuto per gli incidenti che regolarmente avvengono soprattutto nel periodo invernale. (approfondisci)

Meno conosciuto è il rischio monossido cui sono esposti i subacquei.

Come è possibile che la miscela respiratoria contenuta nelle bombole per immersioni possa essere contaminata da monossido di carbonio ? Sono ipotizzabili diversi scenari:

1. Una perdita d’olio nel pistone del compressore dell’aria con combustione incompleta e contaminazione delle bombole con monossido e micro-gocce di olio; un  tale evento è legato a cattiva manutenzione del compressore (cattivi filtri, cattiva manutenzione dei pistoni)

2.  Posizionamento scorretto dell’aspiratore del compressore, vicino ad un parcheggio o vicino al tubo di scappamento del compressore stesso o vicino al tubo di scappamento dell’imbarcazione.

3.  Combustione di materiale plastico o rifiuti nei pressi dell’aspiratore del compressore.

Non è dato sapere le quantità di monossido di carbonio ritrovate nelle bombole e nei cadaveri, elemento decisivo per capire se la morte dei subacquei è direttamente collegata al monossido. Ecco una tabella che mette in relazione la quantità di monossido e i sintomi:

parti per milione             % carbossiemoglobina     effetti

400                              7.2                             nessuno

800                              14.4                            cefalea, vertigini, nausea, dispnea da sforzo

1600                             29.9                           confusione, vomito, sincope

3200                             58                              paralisi                                             

4000                             72                              coma

4500                             87                              morte

In caso di concentrazioni subletali di monossido, i tre sventurati potrebbero aver accusato sintomi come cefalea, vertigini, dispnea cosa che potrebbe averli indotti a ”pallonare” (riempimento del GAV per raggiungere rapidamente la superficie) con successiva embolia gassosa e malattia da decompressione. In questo caso il monossido sarebbe indirettamente responsabile dei decessi.

Se la morte è invece direttamente collegata al monossido occorre ammettere alte concentrazioni di monossido, superiori al 50 %, con coma, insufficienza respiratoria e arresto cardiaco.

Occorre aggiungere che, poichè la pressione parziale di monossido di carbonio aumenta proporzionalmente alla pressione assoluta (legata a sua volta alla profondità), concentrazioni assolute di monossido che alla pressione atmosferica risulterebbero innocue possono divenire pericolose in profondità con sintomi più severi e ad esordio più rapido.

Funghi velenosi: probabile abbondante fioritura !! (20.8.2014)

Le abbondanti e insolite precipitazioni degli ultimi mesi rendono probabile una abbondante fioritura di funghi già a partire dalle prossime settimane. Insieme ai funghi commestibili, fioriranno anche i funghi tossici e tra questi funghi potenzialmente mortali come le AmaniteFungo

Come sempre, ripetiamo l'invito a non consumare nulla se non dopo riconoscimento micologico, unico strumento in grado di evitare l'esposizione a tossine e un potenziale rischio anche di morte.

Per approfondimenti consulta la pagina dedicata



Il latte non è sempre indicato !!!  (17.8.2014)

E' opinione comune che il latte sia un potente e magico antidoto da utilizzare con qualsiasi tipo di veleno. NON E' VERO !!!. Schermata_2014-08-21_alle_19.52.12

A causa di questa storica e diffusa convinzione, il latte viene somministrato, spesso in grandi quantità, in caso di esposizione a possibili veleni. Cerchiamo di fare chiarezza.

1. Il latte, a causa delle sue capacità di tampone, è in grado di antagonizzare almeno in parte l'acidità gastrica: per questo motivo è utile in caso di iperacidità gastrica; per lo stesso motivo è utile in caso di ingestione di sostanze in grado di danneggiare lo stomaco a causa del loro potere irritante e/o caustico.

2. Il latte, quindi, mitiga gli effetti irritanti sullo stomaco di eventuali sostanze caustiche ingerite

3. In caso di ingestione di sostanze solubili nei grassi (ad esempio solventi) il latte è assolutamente controindicato in quanto facilità l'assorbimento

4. In caso di esposizione a tossici per inalazione o per altre vie diverse dall'ingestione, il latte non ha alcuna utilità

In caso di ingestione di sostanze potenzialmente tossiche, prima di somministrare latte e se non siete certi se la sostanza sia idrosolubile o liposolubile, consultate un Centro Antiveleni !!













Le intossicazioni acute e gli “avvelenamenti” da sempre posseggono un impatto pratico e emotivo sia sulla popolazione “laica” che su sugli operatori sanitari. Il veleno è vissuto, quasi sempre, come qualcosa di estraneo alla vita di tutti i giorni, misterioso, vagamente esotico.
WarningLabelCorrosive
L'’ambiente in cui viviamo abbonda di potenziali veleni, basti pensare agli invisibili inquinanti atmosferici o alle sostanze presenti nelle mura domestiche. Purtroppo la coscienza collettiva oscilla spesso tra atteggiamenti eccessivamente ottimistici e rassicuranti e comportamenti sproporzionati e ansiogeni; il “giusto mezzo”, il corretto e proporzionato sfuggono il più delle volte sommersi tra l’esigenza di positività e la voglia di notizie clamorose.

Sia il comune cittadino che gli operatori sanitari hanno bisogno di fonti attendibili di cultura sui reali pericoli tossici presenti nel nostro ambiente di vita. 
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