Funghi velenosi

Il 90 % dei casi di intossicazione da funghi è concentrato nel trimestre Settembre-Ottobre-Novembre a causa della prevalenza dei funghi raccolti, rispetto a quelli acquistati, nel determinare sindromi tossiche. L’avvelenamento è causa di quadri clinici variabili da una semplice gastroenterite tossica ad una gravissima insufficienza epatica potenzialmente letale.

Circa il 70 % dei casi, causati da funghi tossici che potremmo definire “benigni”, si manifesta solo con una sintomatologia a carico dell’apparato gastroenterico (nausea, vomito, crampi addominali, diarrea) che, nella stragrande maggioranza dei casi, si risolve spontaneamente o con l’aiuto della terapia sintomatica (reidratazione, antispastici, antivomito). Circa il 10 % dei casi, determinati da funghi contenenti sostanze letali chiamate amatossine, si manifesta invece con una grave sindrome da insufficienza epato-renale potenzialmente mortale. In particolare, la così detta sindrome falloidea è determinata da funghi contenenti sostanze letali chiamate amatossine: Amanita phalloides, Amanita verna, Amanita virosa, Galerina autumnalis. E’ sufficiente anche un solo cappello di Amanita phalloides, pari a circa 20 grammi, per determinare gravi intossicazioni potenzialmente mortali. Le amatossine distruggono in modo irreversibile le cellule del fegato. La sopravvivenza è legata o alla sopravvivenza di una parte di fegato sufficiente per la vita o alla buona riuscita di un trapianto di fegato.

La prevenzione e la corretta gestione di una sospetta intossicazione da funghi velenosi consentono, nella maggior parte dei casi, di evitare problemi che possono, purtroppo, essere anche molto gravi.

La prima regola di prevenzione consiste nel non consumare funghi raccolti o di dubbia provenienza se non dopo che essi siano stati con certezza identificati come commestibili da un micologo. A questo proposito ricordiamo che una Legge del 1993, ha reso obbligatoria alle Aziende USL l’istituzione degli Ispettorati Micologici, con funzioni di vigilanza e di controllo. Un elenco esaustivo degli ispettorati micologici esistenti in Italia è disponibile all’indirizzo nel sito del Ministero della Salute

Un elemento importante da valutare è il periodo di latenza tra l’assunzione dei funghi e la comparsa dei sintomi: i  funghi che provocano un’insorgenza dei sintomi tardiva (dalle 6 alle 24 ore dall’ingestione) possono appartenere infatti alle specie più tossiche. Non va dimenticato tuttavia che spesso vengono contemporaneamente ingerite più specie fungine tossiche  con la comparsa di manifestazioni cliniche miste: una breve incubazione può in questi casi mascherare i sintomi di una lunga incubazione, che compariranno solo tardivamente.

E’ importante ricordare che la cottura non disattiva tutte le tossine presenti nei funghi: in particolare le tossine che danneggiano e uccidono il fegato resistono anche alle temperature di cottura dei cibi.

Se dopo l’assunzione di funghi compaiono disturbi, soprattutto gastroenterici (nausea, vomito, dolori addominali, diarrea), non bisogna esitare a consultare un Centro Antiveleni e a seguire scrupolosamente le istruzioni che vengono fornite.

In particolare, sarà importante riferire alcuni elementi che aiutano il tossicologo a determinare la gravità del quadro: 

  • se si tratta di funghi raccolti in proprio o provenienti da rivenditori autorizzati
  • quanto tempo è trascorso tra l’ingestione e la comparsa dei sintomi
  • in che modo sono stati cucinati i funghi
  • quante persone hanno manifestato i sintomi